Viaggio in Guinea Bissau di Silvia Pavan
Ultimo giorno a Bissau. Questa mattina come al solito la sveglia l’ha suonata il gallo, all’inizio mi sembrava uno scherzo ma poi l’ho visto.. e sì, è proprio un galletto, 3 etti di piume con una voce squillante e perentoria. E’ora di alzarsi, è ora di salutare Bissau.. E’ un pò prestino ma mi alzo e mi lavo con l’acqua del secchio che abbiamo riempito ieri sera, perché qui l’acqua non c’è sempre, in media arriva per quattro ore al giorno e l’orario è decisamente variabile. Mi vesto, metto nelle tasche dei pantaloni l’essenziale, che qui la gente è pacifica ma se giri senza borse sei più libero, ed eccomi a spasso per la capitale, e c’è una luce forte, limpida che colpisce perché rende tutto più nitido, più chiaro.. Ad ogni angolo lungo le strade ci sono donne che vendono frutta, dolci, pane, con i bimbi sempre aggrappati a loro.. e quei bimbi mica piangono.. si sentono protetti e sicuri, sono sempre con la loro mamma.
In Guinea Bissau c’è un paesaggio forte, c’è la terra rossa, ci sono piantagioni di riso, ci sono i manghi, le banane, le papaye, le palme, i baobab, le arance e gli anacardi, i cosiddetti cadju, che sono una ricchezza nazionale. E c’è il sole caldo, ci sono i TokaToka che portano la gente, e se ci sali è tutto un cicalio di voci e di racconti e se ti siedi in braccio ad un amico paghi un solo biglietto. Ci sono i taxi e lo smog che va ad insinuarsi tra le fronde dei manghi e appesantisce l’aria ed in Africa questo inquinamento non te l’aspetti proprio.
Mi dirigo al Centro Artistico Giovanile dove incontro dei ragazzi, scultori del legno che regalano emozioni ritraendo fieri la loro natura, gli animali, le piante, le case. Osservo i bimbi che vanno a scuola, libri in mano, sorridenti e curiosi, i ragazzi all’università che sta muovendo i primi passi e chi la frequenta ne è orgoglioso e ti ferma per raccontare.
Lungo la strada principale si accavallano i negozi, i commerci, si svolgono gli affari. Ci trovi di tutto, il gommista, i sarti, c’è chi prepara nescaffè, chi vende tovaglie, chi divani, chi medicinali, chi spezie, chi carte telefoniche che Bissau ce l’ha una rete telefonica e funziona anche bene. E poi c’è il mercato che è un meraviglioso dedalo di bancarelle dove tra i banchi dei vestiti e delle collanine trovi delle specie di macellerie e grandi banchi del pesce fusi tra loro a creare un mix di colori e di odori, forti come questa terra che non li conosce proprio i sapori tenui. E incontro persone che campano alla giornata ma paradossalmente hanno un cellulare più bello del mio che funziona benissimo ma che mi hanno detto è da poveracci. Sorrido perché in Italia mi avevano consigliato di lasciare a casa il cellulare “bello”.
Come ogni giorno vado a casa del mio amico Dionisio a pranzo, e trovo riso e pesce, tanta frutta ed una famiglia cordiale che ha sempre un sorriso per me. In Guinea Bissau preparano le ostriche alla brace, le aragoste, i granchi, e i pescatori ogni sera ritornano con le piroghe cariche di pesce. Perchè qui il pesce si nasconde tra le mangrovie, cresce ed è favoloso tanto che dal Giappone all’Italia vengono a pescarlo e la Comunità Europea ha appena stipulato un accordo sul territorio di pesca di fronte alle loro coste. Ma i guineani sono stanchi di mangiarlo il pesce e preferiscono la carne (pollo, maiale, manzo, agnello) che per loro è segno di opulenza, come è bello e potente chi ha una pancia grossa.. canoni inversi rispetto all’Europa…
Sotto il portico si sta bene, soprattutto nelle ore calde quando indolentemente si aspetta il wuarga, il thè. Un albero di arance fa ombra e sull’albero di palma piccole lucertole si rincorrono. Il cielo è azzurro e le fronde degli alberi sono verde brillante. Tutto è più intenso, non più semplice, solo diverso. Qui ci si riappropria del tempo, lo si riporta ad una dimensione reale. Mi metto a leggere e vengono a salutarmi le farfalle. Silenziose farfalle gialle e nere mi volteggiano intorno sfiorando idee e pensieri e mi ritrovo a ricordare quando da piccola a casa le vedevo alternarsi alle libellule in acrobatici voli.. ma ora? Che fine hanno fatto le farfalle? Dove abito io, a Dolo, in Italia, si parla della costruzione di nuove strade. Lo smog imperversa, più polveri sottili, un ennesimo attacco alla nostra salute, alla natura e pochi si chiedono dove sono le farfalle. Esseri delicati e raffinati che vivono un attimo, ma con naturalezza, e in quell’attimo, carpe diem, perché sono fatte così, perché è la loro natura. Speriamo che qui resistano.. ancora un po’.. ed il pensiero corre al traffico incessante di certe ore a Bissau.. E poi eccoli i tre maiali che passano ogni giorno alla stessa ora davanti a casa.. è davvero surreale, ma anche questa è Bissau. Che gli animali qui vagano per le strade, capre, cani, suini, polli, anatre, e nei villaggi anche le vacche vagabondano.
In Guinea Bissau ho visitato gli ospedali, alcuni davvero fatiscenti, e ho visto mamme fare lunghe ore d’attesa con i bimbi in spalla, in silenzio, con rispetto. Ho conosciuto alcuni medici cooperanti (cubani, francesi, portoghesi ecc.) e visitato delle cliniche belle come quella di Mansoa (cooperazione francese) e quella pediatrica Bòr (a Bissau, P.I.M.E) dove il mio amico Dionisio Cumba, medico specializzando in chirurgia pediatrica a Padova, verrà ad operare. Perché i guineani a casa ci vogliono davvero tornare, come mi hanno dimostrato Fernando Biag che dopo aver studiato scienze forestali a Padova ha fatto un master ed ora dirige il parco di Cachèu meraviglioso esempio di salvaguardia alla biodiversità locale, o Fernando Correia, che si è laureato in economia e commercio a Verona ed ora è il direttore amministrativo della clinica pediatrica Bòr. Naturalmente gli esempi sono molti e rivedere queste persone che ho conosciuto e che hanno studiato con me in Italia è stato davvero meraviglioso.
Di pomeriggio le strade sterrate si riempiono di bimbi che giocano, si incontrano e sono davvero tantissimi. E’ bello guardarli mentre imparano, si confrontano, crescono, senza televisore. Perché chi non ha un televisore non è povero ma solo un po’ più libero, ed è il tempo la vera ricchezza di ciascuno di noi. Spesso mi coinvolgono nei loro giochi, soprattutto a nascondino. E poi li fotografo, ed è un tripudio d’allegria. Li ho osservati molto, con le loro personalità che si stanno definendo.. c’è chi si impone, ci sono i timidi, i chiacchieroni, i curiosi, gli schivi.. sono gocce d’arcobaleno diverse tra loro, uniche. Tra loro ho conosciuto Carina, bimba pensierosa e delicata, educata e bella, silenziosa come le farfalle, curiosa come un bambino. In questa terra colorata e rumorosa, una personalità elegante, forse troppo raffinata e schiva, ma attenta, ferma e risoluta, son certa si imporrà alla vita.
A Bissau ho visto le contraddizioni di un paese che si sta ricostruendo, con il ritmo indolente di un paese africano. C’è gente che crede nel rinnovamento ed altri che lo impediscono. C’è chi ha luce ed acqua sempre e quindi possiede frigoriferi per conservare gli alimenti e chi è costretto a fare ore d’attesa davanti alle fonti d’acqua e ogni giorno va al mercato ad acquistare il pesce. Bisogna provare per capire. E ci sono le telenovelàs, i telefonini e i gipponi, enormi pachidermi 4x4, segno tangibile di un occidente che esporta i propri valori. E’ vero, la capacità di comprendere ciò che è importante nella vita è frutto dell’educazione, della cultura e dell’esperienza di ciascuno di noi, per questo sono sempre più rammaricata nel vedere ciò che noi insegniamo al mondo. Fortunatamente ho incontrato anche delle persone che in Guinea Bissau ci vanno per aiutare a costruire o aiutare lo sviluppo sanitario, e sono coloro che scendono con borsoni pieni di vestiti e cose da lasciare ai bambini e poi tornano a casa senza valige ma con il ricordo dei giochi fatti con i bimbi e dei loro mille sorrisi.
La notte è illuminata da una luna chiara, dolce, naturale. Non c’è elettricità tra i vicoli di certi quartieri, ma ci si riconosce lo stesso e ci si saluta perché chi non saluta è maleducato. E tra i tanti volti sorridenti, ho incontrato un ragazzo cieco che riconosce le persone dai passi, e li saluta al chiaro di luna... poesia d’Africa. La notte è musica e danza. E ci sono i bimbi che la sera imparano a ballare le danze dei grandi.. che qui i bimbi sembrano già grandi ed aiutano in casa.. ognuno ha il proprio compito, manca quel senso di protezione che c’è in Italia, qui bisogna sopravvivere, trovare un sistema. Ed è bello vedere che c’è un grande rispetto per gli anziani che sono considerati con riguardo, in virtù della loro esperienza, della loro saggezza. Se ne stanno con i giovani, a discutere, e la loro opinione è importante.
Ma la notte c’è anche il disincanto di vedere una persona che mi aveva aiutato a Dakar abbracciato ad una bimba bella che ancora la vita non la conosce ma ti viene spontaneo chiederti che vita sarà. E di vecchi con le bimbe belle son pieni i locali.. anche qui.
Per l’ultima volta mentre passeggio verso casa sento qualcuno che mi chiama branca, non è simpatico, è discriminante e non ti ci abitui.. ora capisco un po’ di più gli africani che vengono da noi.
L’Africa ti arricchisce, ti tempra, ti cambia.. ti insegna ad aspettare ma anche a desiderare.. desiderare che i bimbi, che tutti, possano essere curati, che le reti fognarie e la rete elettrica funzionino, che vengano costruite le discariche e che l’acqua potabile ci sia per tutti, uomini ed animali. Perché qui, dopo anni di aiuti a questo paese ti ritrovi a capire che manca ancora l’essenziale.. e pensi..
Torno a casa ed accendo le candele e noto che oramai mi sono abituata a vedere meglio al buio.
Poi richiudo le valigie ed esco sotto il portico a salutare le farfalle, e ci sono i bimbi che ancora giocano e sorridono, ed è un arrivederci all’Africa.